La lingua si sv3glia e part3ndo da d3stra conta.
Uno
Du3
Tr3
Ogni mattina lo st3sso rito, a controllar3 ch3 la situazion3 sia ancora sotto controllo, alm3no p3r qu3llo ch3 ri3sco ancora a spi3gar3.
Sospiro
Ancora com3 i3ri. Non è variata, è s3mpr3 lo st3sso.
Sospiro.
Io abito a Ravenna, è un grande paesone, nulla a che vedere con le città, qui pure le trasgressioni sono limitate, basta che si vada a visitare un sexy shop e si scopre quanta poca scelta di materiale c’è.
CHE BIS8GN8 NE HAI????
CHE BIS8GN8 NE HAI DI FARE QUEST8???
Le persone che lo frequentano hanno chiaramente scritto in faccio che non vivono serenamente la propria sessualità, un’ombra tormentosa li accompagna, tanti oceani in tempesta che non trovano lo scoglio su cui infrangersi
R1EMP1T1 LA BOCCA !!!!
R1EMP1T1 LA BOCCA CON 1 COLLANT!!!!
Pure la commessa ad una prima occhiata fugace sembra una perpetua un po’ in là con gli anni, ma poi se mi fermo ad osservare i suoi jeans, il suo bacino stretto, mi accorgo che c’è un corpo da uomo sotto quella sciatta parvenza di donna, le mani mi raccontano questo, il suo modo di parlare, e allora diventa più interessante guardare le cose insieme.
Perché non sempre le cose devono essere urlate, spesso basta che siano sussurrate per essere trasmesse.
INFI7A G7I INDICI AI 7ATI DE77A BOCCA!!
INFI7A G7I INDICI AI 7ATI DE77A BOCCA!!! E TIRA!!
L’intimo in esposizione chissà da quante mani sudice è stato toccato, è questo il mio primo pensiero mentre scorro pizzo sintetico e vestaglie con intrecci di boa, credo che gli ultimi rifornimenti in questo negozio siano arrivati con la legge Merlin, e correva l’anno 1958. Mi piace un completo in nylon nero aderente, con dei volgarissimi fori bordati di rosso in corrispondenza dei capezzoli e degli altri due ricettacoli del piacere, di provarlo non se ne parla neppure, lo valuto ad occhio e lo metto da parte mentre il sonaglio sulla porta segnala l’ingresso di un altro cliente.
INFILA ENT3AMBI I POLLICI DENT3O AL CULO!!!
INFILA ENT3AMBI I POLLICI DENT3O AL CULO!!! E TI3A!!!
Per accedere alla vetrinetta dove vengono conservate le fruste e il lattex e alcuni materiali base per il BSDM serve la chiave, pure qui c’è odore di plastica vecchia e di voglia repressa. Mi serve tempo per catalogare ogni articolo, parto dalle maschere, che sono in alto, poi proseguo verso gli anelli per il pene, le corde colorate e gli strap-on, prendo un triplice anello in plastica e valuto il diametro e come funziona l’imbragatura, ma mi cade e chinandomi mi accorgo di avere due scarpe maschili dietro a me, verticali, girati nella mia direzione.
TIENI L4 LINGU4 4 CUCCHI4IO!!!
TIENI L4 LINGU4 4 CUCCHI4IO MENTRE TI PISCIO IN BOCC4!!!
Adescare è facile in un sexy shop, se sei donna e se sai cosa cerchi, basta uno sguardo e ti segue fino all’auto, poi lo porti a casa e lo convinci a farti da scendiletto, per avere qualcosa da contare con la lingua ogni mattina.
Uno
Du3
Tr3
Sospiro.
Ndr: s3 6 riuscito a l3gg3r3 tutto 6 il prossimo candidato.
Alcuni dicono che sono entrate con navi di tronchi, altri con il mercato delle pellicce.
Mascelle strette, pugni stretti, muscoli delle gambe tesi, conferiscono al portamento austerità sicurezza e rispetto. Cosa ho infilato dentro alla vagina è un mio segreto, e non è certo il momento giusto che tutti ne vengano a conoscenza. La forza di gravità è uno dei principi che conosciamo da più tempo c’insegna che tutti i corpo in caduta libera hanno la stessa accelerazione. Come sono finita dentro al grande centro di elettrodomestici senza occhiali e con quella cosa che mi costringeva a tenere i muscoli sfinterici ed inguinali in tensione, è decisamente un’altra storia. Sono miope da vent’anni.La miopia è progressiva, tutte le cose che si trovano ad un metro di me sono fuori fuoco ed indecifrabili, come se qualcuno avesse premuto un grosso pulsante glow di photoshop attorno a me. Un bel ragazzo elegante è a 58 cm, mi parla dolce, ma sono talmente concentrata a tenere tutto stretto che non recepisco;per fortuna a 42 cm mi si spalanca una borsa rossa ed intuisco che devo infilarci dentro la mia borsa, per evitare che rubi qualcosa dentro al negozio. A 56 cm guardando in alto c’è la sua bocca con un herpes simplex che mi dice che potrebbe suonarmi il cellulare, continuando a serrare la mascella, dimeno vigorosamente la testa da destra a sinistra, segno internazionale del no. A 73 cm c’è la zip del suo pantalone blu con piega centrale, fuori moda, a 68 cm vedo la cintura in pelle lucida nera, forse abbinate alle scarpe, ma sono decisamente fuori dal mio campo visivo. Devo solo impedire che esca, devo solo stringere. Gli sorrido, e barcollando come solo le donne molto incinta riescono a fare mi dirigo verso il reparto che m’interessa.
130 giorni di gestazione, di attesa.
Sempre più spesso mi sfuggono i nomi delle cose, ma questo è facile da capire, e stringo.
Io l’ho creato e io posso distruggerlo.
Chissà se potrebbe essere classificato come infanticidio.
La voglia di sentire qualcosa che mi cresca dentro, sentire che sono ancora un involucro, un’incubatrice in grado di trasmettere qualcosa, in grado di comunicare, ma poi forse la paura di affrontare il mondo, di fare capire che ci può essere qualcosa di diverso oltre a quello conosciuto, ma poi manca la voglia di dare spiegazioni e proprio in quell’istante prima che ricada totalmente nel mio campo visivo, ancora quando è solo in esposizione con il cartellino del prezzo, quell’oggetto oblungo che sembra un grande vibratore con una mano terminale cattura la mia attenzione, è quello.
A 99 centimetri vedo il camice rosso forse un commesso che reclinando la testa verso il basso ficca la sguardo sui miei tacchi del dodici, e assume quell’espressione che solo le carpe imbalsamate poco intelligenti riescono a mantenere. Con la mano mi accarezzo la pancia per dare ancora più importanza al mio stato e poi arcuo il bacino in avanti mi puntello sulle gambe tenendole a 50 cm e afferro l’oggetto in esposizione allacciandolo alla presa a terra e lo brandisco come una katana. Ora lo sguardo del commesso è a 97 centimetri e sembra quello di una mucca quando guarda passare il treno.
Ha imparato da solo a scivolare dentro di me, poi quando mi accarezzavo il clitoride era il segnale che doveva mangiare, e gli passavo qualcosa e sentivo che non rimaneva nulla, il mio corpo si è abituato alla sua presenza.
Ora ha raggiunto la sua maturità, ha un peso di 7 kili , lo tengo monitorato salendo sempre sulla bilancia.
E’ parte di me, gli parlo tutto il giorno, ma ora da brava madre credo sia giunto il momento che cammini da solo, che affronti il mondo con le sue quattro zampe. Crescere è indipendenza, crescere è staccarsi.
Il frullatore ad immersione entrò dentro di lei, non credo che riuscì ad azionarlo, si sentì il tonfo, cadde a terra tramortito. Era troppo distante, si chinò in modo da raggiungere i 70 cm. e accarezzò la sua creatura, due lunghe carezze sulla schiena fin sulla lunga coda, come solo una madre riesce a dare, e poi le grida di altre donne, mentre si vedevano attraversare la strada da una grande grossa nutria rossa.
Questa è l’unica e vera storia di come le nutrie sono entrate nel nostro paese.
Ultime gocce di lucidità in questa follia che mi sta travolgendo inesorabilmente.Disposta come sempre a mettermi in gioco per ricostruirmi, per migliorarmi all'insegna di un percorso che prosegue che cerca sempre nuove forme di piacere, per non ripetersi per non scivolare nella noia, per non trasformare una trasgressione in qualcosa di abitudinario, ma per conferirle sempre il trono che le spetta di assoluta rarità. Per rendere onore a questo la fantasia si mette in moto per offrire sempre nuovi vagoni al desiderio. Il bisogno di stupirsi, di continuare a sognare, di amplificare le proprie percezioni, di raffinarle, finchè ci sarà un appiglio nuovo varrà davvero la pena rischiare, altrimenti tanto vale rifugiarsi in altre passioni che non coinvolgono altre persone. Affermo questo con l'ultima speranza di condividere una strada che mi è stata sbarrata diverse volte, dove ho dovuto aggiustare il tiro, dove ho respirato forte l'urlo della complicità, suchiadoci l'anima e il midollo, capendo che ci sono spazi dedicati alla famiglia, ma ci sono squarci di luce rubati, che ti farciscono la testa. Per questi, per le visioni, per la fantasia, per le sensazioni, per la musica, per i colori, per i silenzi, per gli odori, per la pelle, per il tuo uccello, per tutto questo universo di cose in questo momento sto camminando lungo una palizzata allineando la testa con la figa e cercando disperatamente la tua voglia di proseguire.
ABITUDINARIA, ANCHE NEGLI SBAGLI.
Eppoi sei qui, nonostante aver voluto mettere il punto, la parola fine ad una situazione che non ti andava più bene, che ti toglieva l’aria, che non ti rendeva serena., sei ANCORA qui. Una battaglia con tutte quelle voci nella tua testa, quelle voci che ti dicono di non stare al pc, di andare furori, ma poi arriva la morettidasola e ti dice che solo per una volta per vedere se è ancora on line , dai cosa succederà mai??? Perché ci sono cose che riesci a spiegarle a dare un nome e pure una motivazione, invece ce ne sono altre che hanno parole solo nella tua testa, e si moltiplicano, perché poi hanno ricordi hanno immagini alle quali ancorarsi, le parole ultimamente le scordi, ma i profumi no, quelli non riesci a mandarli via, ti travolgono, non hanno un preciso momento, non hanno un orario, hanno una velocità e un colore, e ti ritrovi a pensarLo, a sentire la Sua voce, a risentire il Suo cazzo, e tutto questo continua a tenere molto posto dentro di te, talmente tanto che ti ci sei riconosciuta in quella dipendenza da pc che descrive PSV, quella che pur di trovare, pur di sperare in un anelito di attenzione, ha fatto marcire tutte le piante di casa, si proprio quelle piante che curavi tanto che ti portavano via tempo, ora il tempo ha spostato la priorità, e che si fottano quelle dannate ortensie e il loro bisogno di acqua, niente è più importante di quel bisogno di risentirti importante, risentirti Sua, la Sua Troia, per quel brandello di tempo rubato all’occhio malato del dio dell’amore. Non hai più la filosofia di una volta, ma soprattutto non hai più le carte di una volta, ora la tua pelle sta cedendo, la pancia si gonfia, i capelli cadono, gli occhi perdono sempre più diottrie, e ti rendi conto di essere diventata uno scarto un materiale da riciclo, e allora scopri nuovi passatempi, per colmare buchi aperti, squarci nell’anima, e li farcisci con queste cose che hanno nomi strani, si twitter, flickr, splinder, perché cazzo finiscono tutti con la erre???? E vai fuori in balcone dove un tempo coltivavi le ortensie che ti rendevano tanto orgogliosa, erano le pi belle di Ravenna dicevi, il balcone pensile, come quelli di Babilonia, e vedi che nei vasi ora sono cresciute delle splendide erbacce spontanee.
E allora io sono risorta dal mio marciume, non so se sia un bene, ma è un metodo per non sentire il vuoto dentro di me.
Questa non è una storia, è un'elaborazione di un lutto.
È tornato anche questa notte, ma questa notte urlava AIUTO! Mi guardava dalla barella, prima di essere infilato in ambulanza, gridava un AIUTO senza voce, con le labbra viola, e con la sua faccia non invecchiata, con quel suo naso adunco come non ce ne sono più, con i suoi camperos che nella bara toccavano il fondo. E poi io mi sveglio sul letto mi metto seduta, respiro forte, mi fa male il petto e sto piangendo, e penso di nuovo a lui, l’unico ragazzo che ho considerato amicoamico, e il suo cazzo l’ho visto solo quando era morto, mentre cercavano di defibrillarlo e non riuscivo a distogliere gli occhi da questo membro che si agitava. Perché è l’unico bimboragazzouomo che ho vissuto minuto per minuto, lui c’è sempre stato quando volevo giocare, quando volevo tirare i sassi nel lago, quando i percorsi di guerra erano i fossi e le case abbandonate erano delle sfide contro la paura dei fantasmi, quando il ritrovamento di una mina ci sembrò il segreto più grande che potesse contenere la nostra testa, e con il fucile gli spaccai un incisivo superiore, il mio marchio su di lui lo chiamava, gli volevo un bene grande, ma non gliel’ho mai detto, e non importava dirlo, perché certe cose si sanno, si sentono, e quando da casa mia mi sentivo sola fischiavo come mi aveva insegnato lui, e lui arrivava e allora fischio anche ora, per sentirti vicino, per abbracciarti, perché non l’ho mai fatto, ed ora ne avrei una voglia incredibile.
Quando la realtà fa volare, in alto.
Aveva un occhio più grande ed uno più piccolo, parlava solo inglese e qualche bestemmia in tedesco, pelata come una boccia, gonfia come una mongolfiera, gialla come un canarino, o forse erano solo le luci al neon del reparto infettivi di Ravenna a renderla così, ci siamo ancorate ai tubi dell’aria condizionata e poi io ho pianto, e ha pianto un po’ anche lei, indicava la testa, io il culo, poi abbiamo vomitato verde ramarro nella stessa lingua capendo esattamente i conati dell’una e dell’altra.
Li hanno sterminati tutti i pappataci, è stato facile dare la colpa a loro, sono piccoli, sono fastidiosi, e sono dappertutto, sono arrivati di notte con una cisterna, ingabbiati dentro delle tute da astronauti, hanno detto di chiudere tutte le finestre, di non stendere il bucato, e soprattutto di non mangiare i prodotti dell’orto per due settimane, poi hanno spruzzato questa sostanza nell’aria, alla mattina volavano solo gli insetti che avevano presentato il piano di volo con percorso stabilito all’azienda sanitaria di Castiglione di Cervia, perché è questo l’epicentro del focolaio epidemico.
Ora ha un nome, CHIKUNGUNYA e me l’hanno scritto nel braccialetto elastico, che si deve adattare al mio polso, o quello che una volta era il mio polso ora è una camera d’aria, e ogni tre ore si verifica l’evento, e tutti corrono nella mia stanza, prima c’erano solo i medici, ora ci sono pure quelli con la tuta blu e la scritta NASA, che parlano solo americano, sono quelli che dopo avere parlottato hanno deciso di spostarmi, di separarmi da boccia pelata, che a pensarci ora, chissà come si è divertita con queste sue ferie nella riviera romagnola,e di trasferire il mio letto all’ultimo piano in mansarda, dove il soffitto raggiunge i 4 metri.
L’anno scorso per una cicogna morta in Cambogia sospettata di aviaria è crollato in Italia il mercato avicolo, con tutto quello che ne deriva, operai del settore in aspettativa e tutte le aziende fornitrici hanno subito gravi danni economici, per tutto il terrorismo mediatico, per colpa di un uccello.
I capelli non mutano, è l’unica cosa del mio corpo che mi ricorda chi sono, non sono neppure più miope, anzi ora ci vedo pure al buio, e con le ventose che mi sono cresciute al posto delle mie splendide unghie mi attacco al lucernaio e ascolto le radio locali, non so come faccio, ma riesco a sentirle dentro alla mia testa, e allora so quello che raccontano fuori, dicono che i “casi rilevati sono 151, e sono tutti dovuti alla puntura della zanzara tigre”, io non so cosa sia, ma un opinione me la sono fatta, perché mi tengono isolata, mi stanno studiando, ma non per curarmi, oramai non mi danno neppure più farmaci, ma vogliono capire perché ho incominciato a volare.
(tratto dalla mente contorta e stupida di kri) www.ravennanotizie.it/index.php
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Questa non è una storia, è fermare un pensiero prima che diventi un ricordo.
Proprio oggi che Mirabilandia è andata tristemente sui giornali perché un ragazzo per recuperare il berretto della sua ragazza ha scavalcato una barriera di due metri ed è stato travolto dal convoglio di vite umane perdendo la vita, in un attimo, in un momento di gioia, nel regno del divertimento costruito su misura, dove le emozioni si scelgono sulla mappa e si esauriscono nelle file sotto al sole.
Io ci abito vicino ma ho sempre rifiutato di fare l’abbonamento al parco che sarebbe estremamente conveniente, ma che poi porterebbe a frequentarlo spesso, e allora perderebbe di magia, diventerebbe una cosa abituale, usuale, qualcosa che annoia pure fare, e invece io lo voglio lasciare nel regno delle cose preziose, quelle che ci si deve sognare un po’ sopra, si devono desiderare, si devono aspettare fremendo, si deve contare il tempo che ti separa dall’evento, si deve pensare a tutti i dettagli perché poi ci saranno tanti giorni normali da farcire con quello che sarà il ricordo.
Questo non è un racconto, è roba di ventidue anni fa, oramai scaduta.
Quando il vecchio pizzaiolo prendeva il gorgonzola mi guardava con lo sguardo viscido e complice, poi respirava a piene narici, e tenendo lo sguardo puntato su di me che diventavo sempre più piccola, mi diceva che gli ricordava il profumo della figa.
Quando servivo le cozze alla marinara mi mettevo sempre in un angolo della sala per osservare come faceva il cliente maschio a mangiarsele. Se usava la forchetta per estrarre il molle mollusco era già radiato dal mio sguardo.
Quando sbarazzavo il tavolo e trovavo delle mance consistenti le ho sempre messe nel barattolo comune, ma non esitavo a fregare i teutonici ubriachi con le lire sbagliando il resto a mio favore.
Quando dovevo consigliare il vino, smerciavo quello che mi aveva consigliato il padrone, per gli italiani un verdicchio dei colli e per gli stranieri un lambrusco, ma erano davvero al limite della denuncia.
Quando il vino buono rientrava dai tavoli lo portavo in cantina e poi lo scolavo direttamente dalla bottiglia, anche se era caldo, ma il padrone non voleva che si bevesse sul lavoro.
Quando prendevo le comande nei tavoli intimi, quelli di due persone, quelli che avevamo apparecchiato con le tovaglie lunghe, quelli che erano divisi dai separè dovevo parlare a bassa voce e non potevo scrivere le ordinazioni ma tenermi tutto a memoria.
Quando volevo bere prima del servizio andavo dal barista e gli chiedevo un caffè speciale, lui nascosto dalla imponente macchina del caffè da quattro gruppi riempiva una tazza di fernet e me la serviva, il colore era lo stesso.
Quando sporzionavo il pesce, dovevo usare il cucchiaio e la forchetta, tenere il busto eretto le spalle dritte e il petto in fuori, quando il pesce non era cotto bene, la lisca rimaneva ancora attaccata alla polpa, gli occhi del cliente e del padrone erano tutti su di me, le gocce di sudore le sentivo scendere lungo la schiena, era una prova di forza tra me e quel fottuto pesce.
Quando portavo i piatti sporchi in cucina dovevo appoggiarli sul tavolo, e sentivo le regole della cucina, non si potevano mettere i coltelli nel lavello insieme alle pentole, la settimana precedente una lavapiatti tunisina ci aveva rimesso un dito, che poi era stato ripescato nello scarico.
Quando entravo nella cella frigorifera per prendere la frutta mi ingozzavo di fichi, mi ricordavano tanto casa mia, e le estati che potevo mangiarli comodamente distesa sul tetto del granaio.
Quando ora vado al ristorante come cliente, prendo sempre crostacei per poterli ciucciare, scelgo scrupolosamente io il vino senza lasciarmi minimamente consigliare, se c’è un tavolo con le tovaglie lunghe so che i camerieri saranno discreti, e soprattutto non lascio mai le mance.
ELOGIO AL PROFUMO DELLA O DELLA U
Culo rotto,
sbrodoloso porto rosso su
fotto contro muro su
tutto tutto blu
club porno tu
tuo bossolo
tuo coso
pompo
fotto tu
fumo
tu sugo
tu corpo
tu fuoco
rosso trucco tocco
porno
porco sogno tu
trotto sotto tu
muscolo duro tu
puzzo goloso su
odoro su
foto contro urlo su
sotto fuoco su
sborro succo crudo su
collo nudo su
godo su
godo tu
godo su tu
godo!
(questa è una elegia romagnola, da leggere rigorosamente spingendo le labbra in avanti, raggrinzendole, e con la sensazione di volere succhiare qualcosa)
Questo non è un racconto, è una, e forse l'unica cosa che ho in comune con Selen e Cicciolina.
Quando a 15 anni ti masturbi solo con papa woytila, sai già che non avrai una sessualità canonica.
Detto così sembra molto dissacrante, dissacratorio e forse lo è.
Tutti questi pensieri mi sono tornati in mente di botto quando mio figlio ha appeso il cartello alla porta chiuso, non disturbare, e se il primo sentore è stato quello di pensare che vorrà giocare alla playstation, il secondo e fulmineo è stato quello che si vorrà masturbare in pace, e penso che avrà pure lui il suo percorso tormentato, perché più vado avanti e mi rendo conto che i proverbi, i detti popolari hanno un loro perché, “e fiol de gat e mgna e sorg” (il figlio del gatto mangia il topo) nel senso che i nostri figli ripetono le nostre abitudini, ma pure le nostre ansie, questo lo vedo abitualmente, ma ora ho il terrore che nel dna ci siano pure tutte le trasgressioni.
Questo non è un racconto, è una storia di merda.
E’ passato un anno e sto ancora godendo.
Sul letto, supina, gambe divaricate.
Prenderlo nel culo è contronatura.
Metterlo tutto dentro.
È classificato tra le perversioni più ripugnanti.
Avere superato lo sguardo subdolo del farmacista.
Il glicerolo o glicerina è usata anche per fare il fumo negli spettacoli teatrali.
Andare incontro al piacere, saperlo aspettare, lasciarsi travolgere dalla sorpresa.
La malva cresce spontaneamente in tutti i giardini, da giugno a settembre, e io ho sempre pensato di stare molto male con il colore malva addosso.
Rilassare lo sfintere, è importante, ma l’eccitazione me lo impedisce.
La camomilla, è un luogo comune che tranquillizzi, invece è un potente stimolante.
Sparalo dentro, tutto d’un botto.
Aspetta
Aspetta
Aspetta
È questo trattenere che mi sta facendo godere.
Trattenere il piacere, prolungarlo all’infinito.
Sto sudando freddo, in questa giornata caldissima.
Ho superato la linea del piacere, ora è arrivato il pungolo del dolore.
Pulire, purificarsi, espellere, è l’unica cosa che riesco a pensare, mentre i crampi mi bloccano le gambe.
Mi scendono le lacrime, lacrime di godimento, purificatrici.
Ora sono pulita.
Ora che mi sento sporca sono pulita.
Il mio clistere sei tu.
Formazione si chiama.
Io sono un pompiere, o si dice pompiera?
ma non per volontà, ma per imposizione perché da 15 anni lavoro in un’azienda considerata ad alto rischio, e ho fatto un corso, ho superato un esame teorico, e una prova pratica dove con un estintore ho fatto il solletico ad una bacinella di un metro che faceva finta di bruciare, mentre ridevo e mi importava di più dell’assetto del mio culo mentre mi protendevo per mirare alla base della fiamma, che dell’esito.
626 in continuazione, con corsi di primo soccorso, sempre per imposizione, ma poi li trovi interessanti perché pensi che certe cose poi le puoi attuare non certo al lavoro, ma nel tuo quotidiano, perché i colleghi possono morire soffocati e non te ne frega un cazzo, specialmente se succede a quella là, si quella che dice che è oberata, e tu pensi che sia una suo nuovo smalto.
Corsi su corsi, lezioni e schede da compilare, quiz ed esaminatori, ingegneri che ti mostrano filmati di disastri, tutto questo anche se non vuoi ti entra in testa e io ne sono la prova, su tutti gli sbagli che si fanno in caso di pericolo, e la formazione ti insegna cosa NON fare.
Merci combustibili, pericolose ad alto rischio, infiammabili sai cosa sono, tu hai studiato bene il triangolo della combustione: combustibile (benzina)
comburente (ossigeno), innesco ( o temperatura d’accensione).
Conosci tutti i tipi d’estintore, sai quale estintore usare su ogni materiale per spegnerlo nel minor tempo possibile, o per provocare meno danni.
Sei formata, hai l’attestato nel cassetto, e allora domenica quando ti è precipitato un aereo tra i piedi, quando hai visto il fuoco, quando hai sentito l’esplosione, quando hai sentito le grida, quando il fumo oscurava tutto, tu hai fatto l’unica cosa per cui ti sei formata da sola, hai preso la macchina fotografica e hai scattato, e hai scattato, e hai scattato ancora.
Questo non è un racconto, è un modo per gufarla.
Nella notte tra il 23 e il 24 giugno, la notte di S. Giovanni, nell’istante in cui il sole attraversa la volta nel cielo e arriva al suo punto massimo, compiendo il solstizio d’estate, si forma una sorta di squarcio e dal cielo scende, la guazza magica ed insieme a questa discendono anche i morti e le streghe.
Si lo so che siamo nel 2007, ma la Romagna è sempre stata terra di credenze e di superstizioni, ma io non ci credo.
L’aglio è contro la possessione, mi protegge le parti del corpo che interessa, se lo mangio è protetta per qualche ora la bocca e lo stomaco, per aumentare la protezione prima di andare a letto ne metto uno anche nel culo, lo spingo su in alto come una supposta.
L’aceto aiuta anche questo contro le malignità ne bevo due bicchieri a digiuno.
La plastica o neoprene serve per proteggersi dagli attacchi del diavolo di notte, ricopro tutto il materasso, e il cuscino, ma spesso non mi fido e dormo a terra, sul pavimento di legno dove sono inattaccabile.
Con l’acqua benedetta mi faccio delle lavande e dei clisteri ogni venerdì.
Indosso collane appuntite di rame e anelli in ogni dita per schermarmi dai suoi attacchi.
I ventilatori proteggono gli ambienti, ne accedo ogni notte 7, perché sette è il numero perfetto.
In ogni stanza c’è l’incenso.
L’uso delle calamite attaccate a tutta la mia biancheria crea un campo magnetico che mi protegge, ne ho a dozzine, attaccate al reggiseno, nella canottiera, nelle mutande.
Ma io non ci credo, e questa notte a mezzanotte mi troverai nell’incrocio di cinque strade, perché serve un numero dispari, questa notte è la notte di San Giovanni, e al centro dell’incrocio brucerò la corona di piume di gufo,quella che ho trovato dentro al mio cuscino, quel cuscino che ho da 40 anni, è un opera demonica meravigliosa, intrecciata con vera maestria e forma una corona, impastata con la saliva e lo sperma del demonio, ma io non ci credo.
Dottoressa Francesca B. ha scritto nel tesserino che mi mostra, è il medico della Federazione sportiva del CONI (DCO) e mi sta accompagnando nel bagno.
Ha una camicia in cotone bianca, tirata sul suo grosso seno, è bella e lo sa, si vede da come cammina, da come muove i lunghi capelli neri e ha un buon profumo, nonostante il sudore le abbia cerchiato in modo imbarazzante le ascelle.
Ho letto il regolamento prima della gara, e il mio intimo è una conseguenza del fatto che speravo di vincere.
“La raccolta del campione di urina, nell’apposito recipiente, deve avvenire alla sola e costante presenza del DCO, dello stesso sesso dell’Atleta: l’Atleta dovrà togliersi tutti i vestiti dal punto vita a metà coscia, braccia e mani devono essere chiaramente visibili, il tutto per permettere al DCO di avere una visuale libera della produzione del campione. Il DCO osserverà direttamente l’Atleta mentre produce il campione di urina, spostandosi, se necessario, per avere una visione chiara della fuoriuscita del campione dal corpo dell’Atleta”.
La figa è totalmente rasata, e le mie labbra bordate spiccano con il completo bianco, elegante ma da troia.
La precedo nel bagno e avanzo fino alla tazza, le mani sono impegnate dal recipiente pensato per gli uomini, perché non sarà sicuramente facile centrare lo stretto pertugio. Sono stranamente eccitata dalla sua presenza, non sono mai stata attirata dalle donne, ma ha un profumo che copre il fetore di questo bagno, e le sue enormi tette ballonzolano ad ogni suo respiro, ed io non riesco a toglierle gli occhi da dosso.
Penso che sarà un vero problema, sono anni che la mia figa è allenata a trattenere, perché quando sono eccitata mi piace avere la vescica piena, la percezione dell’orgasmo è moltiplicata per i cl di pipì che riesco a tenere dentro.
Lei è sulla porta, con un braccio la tiene un po’ aperta, per fare capire a chi è all’esterno che il bagno è occupato, la sua ascella sprigiona un aroma che mi spalanca la narice e mi pompa il sangue alla testa più forte, non riesco a slacciare i pantaloni, non riesco a pensare a null’altro che alle sue tette da ciucciare.
Tra novanta giorni ci sarà il risultato del controllo antidoping, se non si fanno sentire prima vorrà dire che è stato tutto regolare, io sono pulita, e non temo nulla, a meno che la saliva della dottoressa Francesca B. non abbia rilasciato delle sostanze mentre sputava la mia urina nel contenitore regolamentare.
Non penso
è un cilicio che ho vinto ieri
questo è un compito di punizione
non voglio prendermi in giro
perché sono fetore
sono vile e bile
vomito rosso
ferite blu
Non devo perdere
gocce di sudore in gioco
sesso protetto
fionde con liquido cremoso i miei desideri di te
spingo i pensieri oltre il burrone
di un bicchiere pieno
(questo post è scritto rispett-ndo il diritto di sciopero di un- voc-le)
BUIO
quella di aver vagato dentro gli intestini della mia anima, di aver respirato tutto il puzzo del mondo, e di non avere più la speranza di trovare una via di fuga da questa situazione, di essere stata risucchiata dalle sabbie mobili della mia depressione, dove neppure il sesso facile mi da sollievo, e perdersi nel fondo fondo dellamorettidasola non è una soluzione, ma è decisamente un modo comodo per scivolare via dalla polvere quotidiana, un modo per non vederla perché lo sguardo è intorpidito, e non me ne frega un cazzo se devo guidare e non sono reattiva, in qualche modo si dovrà pure morire, ed è meglio che sia veloce, e le miserie si trovano, si riconoscono si confrontano, si raccontano, si riscaldano, si tengono compagnia al buio.
LUCE
Questa voglia di regalarmi al sogno della carne, nella follia del mio desiderio che è tornato a sbrodolare le pareti della mia fantasia, dove i colori e i suoni si mischiano al sudore e allo sperma, dove sboccia irrefrenabile il mio essere donna, si spalanca e si contrae al pensiero di essere inchiodata sotto al tuo sguardo, dove la notte si dilata per lasciare spazio a tutte le urla di godimento soffocate in gola per troppo tempo, ma non è ancora l’ora giusta per dare la caccia alle stelle e giocare a nascondino con la luna, e allora mi getto nel letto e ti vengo a cercare, là nel centro dell’universo, e godo con te, per te.
Questo non è un racconto, è un compromesso.
Una relazione extraconiugale è difficile da tenere, o meglio io non sono capace.
Perché io dentro le cose mi ci butto a capofitto, ci dedico anima e corpo, ci spendo tutti i miei pensieri, eppoi è davvero difficile da gestire con il quotidiano, perché quando vado a fare la spesa il mio pensiero non è rivolto alla cena che devo preparare, alle cose che mancano, ma è tutto un ripensare a LUI alle cose che ci siamo detti, alle cose che ci piacciono, e allora la banana la guardo con l’occhio languido, l’olio che di solito si usa come doposole diventa un lubrificante per il culo, e allora tutto si profuma, il carrello va più veloce e le cose necessarie diventano altre si mutano, e il tipo che è davanti a me alla cassa mi fa l’occhiolino perché sente il profumo della mia figa eccitata, e io sorrido, perché sono piena dei pensieri di quello che mi piacerebbe fare, di tutte le idee che mi vengono, e un minuto dopo sono triste perché so che sono irrealizzabili, perché non c’è una via di fuga, perché sono da sola con le mie voglie irrisolte.
Ma ora in aiuto mi è venuta questa Chicchina, chissà da dove è piovuta, ma questa dice che mi vuole scopare, io tecnicamente non ho capito come si evolverà la cosa, non so neppure se mi piacerà farmi leccare la figa da una donna, ma penso che sia più facile da gestire perché questa non mi prende la testa, non me ne frega un cazzo di lei, io sto già pensando di fotografarla, ha un corpo splendido, ed è porca dappertutto, lo vedi da come si veste, da come si gira, da come ti parla.
Mi ha raccontato del suo nuovo vibratore, è una gigantesca lingua morbida e vibrante, è tutta rosa, ma di quel rosa che ti ricorda le caramelle nei luna park, e allora me la immagino mentre gliela infilo tutta dentro,e tiro fuori il maschio che c’è in me, e la fotto con la lingua rosa shocking, e lei sbrodola di piacere, e sento il profumo della sua fighetta.
Una donna è più facile da nascondere, posso andare con lei dappertutto e nessuno si farà pensieri strani.
Una donna come amante, la vita ti riserva sempre strane sorprese, ma questo è decisamente un compromesso.
Questa non è una storia inventata. E' che è passato un anno da chi ha viaggiato con me al centro dell'universo, e oggi c'ho la lacrima facile.
E lui non lo sa. E non se lo immagina neppure. Ma io ho bisogno del mio spazio .Sono troppo codarda per crearmelo reale. M’innamoro virtualmente. Spurgo i miei pensieri più folli, e lui non lo sa. È un tradimento senza sperma. Quando mi vede assorta e mi chiede che cosa c’è è facile dire che è solo un mal di testa. Perché non voglio ferirlo. Perché ci sono equilibri da mantenere, perché non c’è nulla che realmente non vada, c’è solamente questa rassicurante monotonia, questo saperlo sempre lì pronto e a disposizione, questo amare e conoscere il suo sapore a memoria, questo cercare e trovare strade conosciute e ripercorrerle sempre con entusiasmo, certo, questo c’è tutto. E lui questo lo sa. Certezze date da anni di carezze di abbracci, di pelle che si strofina nel buio e nella luce, nei momenti facili e in quelli difficili, sempre insieme sempre uniti. Tanto da essere prevedibile, e allora nasce questa voglia di scoprire l’imprevedibile, la cosa che stupisce, che sbalordisce la mente, che tiene in movimento, cercare il rischio, intrufolarsi nel bosco di notte, sentire il cuore che scorre più veloce nelle vene, respirare a piene narici profumi nuovi mai sentiti. E tutte le notte mi attacco al pc. Questo trovare percorsi nuovi, cercare sotterfugi, nuove combinazioni, panorami inesplorati, mostri con cui combattere, armi da usare, lotte all’ultimo sangue, trucchi e chiavi, elisir e pozioni magiche. E tutto questo è cominciato con il pacman, il tetris poi campo minato, passando per Doom, Tomb raider e milioni di altri.
Ci vediamo a mezzanotte nella spiaggia libera, quella davanti alla ex Colonia.
Tileccotutta.
Kri chiuse la posta, ma rimase a fissare il computer, mentre un uragano di pensieri si abbattevano su di lei. Non aveva mai incontrato nessuno dei suoi amanti virtuali, ma aveva avvertito che con Tileccotutta, sarebbe stato diverso fin dall’inzio, ogni volta che chattava con lui era costretta a toccarsi.
Non l’aveva mai visto in volto, ma conosceva ogni dettaglio del suo membro, era un bellissimo esemplare , proporzionato,nervoso, con un glande espressivo, in ogni foto esprimeva qualcosa di diverso, dall’estasi al dolore, un vero protagonista. Un brivido le percorse la schiena. Questa sera lo vedrò, Questa sera lo vedrò continuava a ripetersi, questo mantra eccitante le fece divaricare le gambe e sollevare la gonna, la mano si muoveva velocemente sul mouse, sfogliando le sue foto. Si soffermò sulla sua preferita, ripresa dall’alto, mentre lui era in piedi. Quella era la visuale degli uomini, tutti i giorni loro avevano la fortuna di vedere quella cosa meravigliosa tra le gambe. La salivazione le era aumentata e incominciò ad accarezzarsi le tette. Erano passati quasi nove anni dall’intervento di mastoplastica additiva, che le aveva aumentato il seno di 4 misure. A quarant’anni si sarebbe concessa un altro regalo, aveva già parlato con il suo chirurgo di fiducia. Un rivolo di saliva le colò dalle labbra. La cheiloplastica , le conferiva quest’aria sensuale, ma ogni tanto aveva questo inconveniente quando succedeva in pubblico, ma ora approfitto della saliva che si era appoggiata sul capezzolo per eccitarsi.
La spiaggia di notte le piaceva ma la spaventava, gli ombrelloni chiusi sembravano ossa pietrificate, piantati per chissà quale rito. Kri sentì un ansia familiare riempirle lo stomaco. Tensione e stress:le piaghe della sua vita. Era stata sull’orlo dell’esaurimento nervoso, poi il suo terapeuta le aveva consigliato, di fare qualcosa completamente per sé, qualcosa di esclusivamente suo, qualcosa che l’appagasse totalmente. Da allora si era dedicata totalmente alla cura del suo corpo, e questo l’aveva portata su questa spiaggia a quest’ora.
Quello che stava per fare era considerato illegale, e questo la eccitava ulteriormente. Non c’era neppure la luna, non riusciva a liberarsi dal senso di disagio che provava. Chiuse gli occhi e respirò l’aria cristallina, Invece di calmarsi però si sentì attraversare da una sorta di scossa elettrica e si voltò di scatto, certa di essere osservata. Non vide nessuno, tuttavia non riuscì a convincersi di essere sola.
Ri-las-sa-ti, si ripetè.
Dal momento che stava tenendo la testa bassa, non vide l’uomo finchè non fu a tre quattro metri da lei. Kri lo guardò. Deve essere lui. Alto, circa uno e ottanta, indossava jeans e una polo scura. Scarna e ispida la sua faccia faceva pensare al muso di una volpe, impressione accentuata dalla barba di qualche giorno. Con la mano destra teneva un grosso bastone, mentre con la sinistra un filo di ferro. L’uomo non aprì bocca per qualche lungo istante.
Lo stomaco di Kri si contrasse di colpo.
“Mi si è rotta la marmitta, Questo bastone e questo filo mi permetteranno di tornare a casa. Ho davvero bisogno dei tuoi soldi Kri,”
“Anche domani! Entreremo insieme in sala operatoria,il mio chirurgo ti espianterà il membro e me lo trapianterà fra le tette.Finalmente realizzerò il mio sogno! Un cazzo comodo tutto per me.”
Questa non è una storia, è un pinzimonio emozionale.
E’ che volevo parlarti, veramente è da un po’ che volevo parlarti, ma non so come comunicare con te, rispetto la tua privacy, per questo ho deciso di scriverla qui. Perché a me piace il modo che hai di raggiungermi, mi mandi qualche messaggio e io eseguo. E io mi sento un po’ meno sola da quando ci sei tu. Perché io ora ti sogno pure, mi tieni compagnia anche di notte. Non è proprio un sogno sereno, ma è qualcosa che condivido con te anche se non so come sei.
Ho raccontato di te solo alla mia tartaruga, sai è una tartaruga palustre si chiama Floyd, prima c’era pure Pink ma è morta schiacciata dal divano letto. Quando le parlo inclina un po’ la testa, per me le stai simpatico. Perché non penso che le mie amiche mi capirebbero, loro non frequentano il virtuale, loro sono fuori da questo mondo. Ma però oggi mi sono svegliata con un magone, che non ti dico. Ripensavo al nostro incontro della scorsa notte all’autogrill. Tu la devi smettere con il pinzimonio.
Io penso che ti procuri acidità mangiare tutta questa verdura. Sono preoccupata per la tua salute, ora che ti ho incontrato non riuscirei più a stare senza te, tu mi accetti per quello che sono, ti piaccio così non pretendi di cambiarmi, o di mettermi a dieta, come fanno gli altri. Lo sento che tu non ti vergogni di me,non ti vergogni di stare con me. Ieri sera tu mi hai dato la prova più grande. All’autogrill sono andata al reparto frutta e verdura,mi sono spogliata, e mi sono infilata fra le casse come mi avevi detto, esattamente fra le casse dei cavolfiori e quella dei cetrioli, ripiegandomi su me stessa e lasciando in esposizione solo il culo.
E’ stato emozionante sentirti arrivare, sentire tutte e due le mani che mi allargavano le chiappe, che forzavi il passaggio, che mi strappavi un grido, io che stringevo il culo per trattenerti più a lungo con me, ma la parte migliore è quando affondi tutto il cetriolo dentro, dentro di me, con la buccia, e poi le tue mascelle che lo divorano, lo gustano, che bello sentirti godere…
Aspetto il tuo prossimo messaggio
Tua .kri
Questo non è un racconto, è un'estrazione programmata.
9 mesi.
9 benedetti mesi mi aveva detto. Io mi fido di chi indossa un camice bianco. Certo un po’ di sacrifico ci deve essere. Sublimare il piacere. Non devi avere rapporti. Cosa vuoi che siano 9 mesi. Poi ti cambia la vita. Vedrai che ne vale la pena. Il tuo corpo cambierà.
Un poco alla volta, lentamente, avrai modo di abituarti. Certo dovrai pure cambiare alimentazione. Ci vedremo nel mio studio dopo la chiusura, tutti i venerdì.
“Lasciati guardare”
“Come sei bella così!”
“E’ merito tuo!” risposi.
Mi prese il viso fra le mani mi baciò. Il suo corpo vibrava contro il mio, caldo sensuale. Era molto eccitato sentivo il suo sesso duro contro di me. Erano trascorsi 9 mesi dall’ultima volta, ogni mio singolo centimetro di pelle, urlava di desiderio, ti avrei succhiato tutto, la mia lingua ora si mostrava interamente a te . La facevo penzolare fuori, lucida sbrodolante, volevo il tuo cazzo il tuo sperma in questo ordine. Tu mi accarezzi il volto, vuoi gustarti la tua opera, hai ancora il camice, le tue mani scivolano sugli occhi, percorrono tutto il naso, poi me le tuffi in bocca, tutte,mi riempi con le tue dita, scopandomi la bocca. Le gambe mi hanno ceduto, mi sono inginocchiata ti ho sbottonato i pantaloni e finalmente era davanti a me. Oh, si, lasciati adorare, mio adorato, bello mio, bello a riposo, bello quando pisci, bello quando ti gonfi, bello quando ti drizzi, si, finalmente, tutto, ora per me.
E’con la punta della lingua che dall’alto lascio scivolare saliva, tanta, un ponte di piacere fra me e la tua cappella. Ti voglio, ti desidero. E’ un’urgenza la mia. Lo inforno completamente in un colpo solo, fino in fondo, fino alla gola. Come mi piace, come ti sento tutto dentro. Dentro tutto.
Ti amo.
“Tesoro, che orgasmo mi hai regalato”
“Fi…Fi…valeva davvero la pena togliere tutti i denti ...FI...FI...
Questo non è un racconto, è un tentativo di dare priorità alle cose.
È che la paura ha lo stesso sapore del peccato.
E Kri quella sera non aveva problemi di orario, e aveva bisogno di sperma nuovo. Guardò l’orologio erano quasi le due. Parcheggiò la sua Classe A lungo il viale di Marina di Ravenna e si diresse verso la taverna Bukowski. Il tacco da 12 le slanciava la gamba e lo sguardo, sicura e decisa si avviò verso uno sgabello del bancone.
Aveva nella borsa, ripiegata in quattro parti, una banconota gialla da 200 euro, prima di uscire l’aveva sfilata dal portafoglio del marito.
Schioccò in alto le dita per attirare l’attenzione del barista, gli chiese un bicchiere d’acqua, non voleva rovinarsi il palato, lui grugnì, come se fra le tante cose che lui offrisse avesse scelto la peggiore.
E’ che la trasgressione ha lo stesso sapore del mistero.
Tutto andò da se, mentre la mano portava il bicchiere alla bocca, gli sguardi affamati di tutti gli avanzi della notte erano su di lei. Si immobilizzò con il bicchiere sulle labbra, la lingua piroettò fuori a cucchiaio, lappando golosamente la fresca bevanda. Continuò finche non fu sicura di aver agganciato il suo sguardo, era uno splendido esemplare di maschio, era seduto vicino all’uscita e aveva interpretato il suo codice. Lanciò due euro sul banco e scivolò fuori dal locale ondeggiando. Puntuale come una doglia, sentì la sua voce:
“Ehi, tesoro, vuoi spassartela? Ho quello che ti serve!
È che la tentazione ha lo stesso sapore del proibito.
Portava una camicia bianca slacciata sul petto che le procurava una fitta di piacere ogni volta che lo guardava. Lui sogghignò e le fece segno di seguirlo, camminarono verso la zona più malfamata, attorno solo case abbandonate ed edifici cadenti. Lui proseguiva spedito nel buio più totale tenendola per mano. Varcarono una porta.
Percorsero un lungo corridoio con il pavimento di legno. L’eco dei loro piedi si levò verso i piani superiori come il rumore di uno stormo di uccelli spaventati. Salironotre rampe di scale e si inoltrarono in un altro corridoio, in fondo al quale c’era una porta.
Lui l’apri, ma lei non vide altro che buio. La bloccò e le chiese quanto volesse spendere.
Lei tentennò pensando da dove provenivano i 200 euro. Era terribile pensò, era l’ultima volta, se riusciva ad uscirne stavolta non ci sarebbe più ricaduta, questo fu il suo ultimo pensiero brutto poi lui le diede la bottiglia di sperma del 1999 e tutto le sembrò più lieve.
Questo non è racconto è una dedica.
Allibire, fulminare, ammutolire, impietrire, sbalordire, sbigottire, restare come un salame, abbattere, annientare, folgorare, pietrificare, paralizzare, domare, mettere in ginocchio, piegare.
È stata creata una sola parola, per questo, ed è per te, per questa sera:
Annichiliscili tutti!
Questo non è un racconto, è la cronostoria adolescenzale di una che non ha più un cazzo da dire ma neppure da succhiare.
Ore 7.10 sveglia e una forte voglia di caffè
Ore 7.15 preparo il caffè e me lo tracanno
Ore 9.00 in ufficio, arsura voglia di bere acqua.
Ore 9.05 vado alla macchinetta con 0.40 centesimi la placo
Ore 10.30 voglia di uova, strano, non ho mai più avuto voglia di uova dal 1981, lo so bene, io non ricordo molte date, ma 30 giorni in ospedale, te li ricordi per sempre.
Ore 10,32 l’ingegnere mi chiama con l’interfono nel suo ufficio.
Ore 10,33 sono nel suo ufficio, quella voglia di uova mi ha scatenato la fame, e quando ho fame percepisco gli odori ancora più forti.
Ore 10,34 l’ingegnere seduto svaccato nella sua superpoltona mi passa una pratica da completare, e sento odore di pipì, lo sento pungermi le narici, non ho dubbi, ci sono tanti odori che puoi confondere ma quello è davvero di pipì, di quella della mattina, che è ancora più acre rispetto a tutte le altre della giornata, deve averla lui sulle dita, non deve essersi scrollato bene, e come gli giro la schiena, porto la cartellina gialla al naso in corrispondenza di dove aveva appoggiato le dita, e sono davvero certa della mia percezione.
Ore 12.30 faccio pipì di corsa prima di scappare dall’ufficio, e penso velocemente perché ho poco tempo, che le pipì non sono tutte uguali.
Ore 13.10 rientro a casa mi preparo l’uovo, lo stesso odore che ho percepito, era all’occhio di bue, il segreto per farlo bene è mettere prima l’albume nella padella , lasciarlo rosolare, lasciare annoiare un po’ il rosso dentro al guscio, e quando è stanco adagiarlo nell’isola che si è appena creata nella padella.
Ore 13.15 lo mangio, e penso che nei ricordi, gli odori ricordati, quella percezione che ti arriva dalla mente, è irriproducibile.
Ore 13.50 mi viene voglia di Berlucchi e cazzo,balbetto qualcosa, prendo tempo, corro in camera, aprò il comò trovo il vibratore, mi precipito in cucina, prendo uno spumante reduce dei pacchi natalizi.
Ore 14.00 lo spumante che mi scoppietta nelle orecchie le sue bolle e mi dice che mi dedicherà un concerto, il vibratore che m'insegue, che mi desidera, mi dice che sono la sua piccola mentre s'infila dentro di me, mentre affonda, mentre mi conduce verso lo specchio e mi guarda e cerca il godimento nei miei occhi, spinge forte mi si apre la bocca, le narici si allargano e sorridono a ritrovare il profumo di questa sana follia.
Questo non è un racconto, è un prontuario per la vita matrimoniale.
Se decidi di farti un amante ci sono almeno 3 cose che devi assolutamente sapere:
Se te lo porti in casa devi gestire tutta la spazzatura, un preservativo usato e forato dentro il pattume è difficile da giustificare.
Tu e tuo marito non dovete avere lo stesso medico di base, perchè se devi farti prescrive d’urgenza NORLEVO o LEVONELLE scoprendo che dietro quel nome si nasconde la pillola del giorno dopo, mentre la sera prima era fuori per lavoro, è imbarazzante da gestire.
Per quanto cancelli tutto sul cellulare, c’è un tabulato su internet dove basta mettere il tuo numero e il codice fiscale e ti vedi stampato pure che cosa avevi mangiato prima della conversazione.
Poi vedi te.
Questa non è una storia, è l'ennesimo tentativo di chiuderla.
Se solo riuscissi a scrivere la parola FINE a questa storia, se ce la facessi, forse cambierebbe qualcosa,la smetterei di pensarti , di vederti da ogni parte, di immaginare cosa stai facendo in ogni fottutto istante. Cazzo se ci provo, ma poi tutti i miei buoni intenti si spiaccicano sul vetro di questo pc come una macchia di sperma, il tuo sperma, quello che mi hai ficcato in gola, nel culo, addosso. Quando ti vedo on line le narici mi si dilatano risento il tuo profumo non capisco più nulla, e ti dico ti supplico di aprirmi uno spiraglio, di farmi sentire ancora donna, di continuare a giocare, a rubarci questi brividi di vita. E mi si contorce lo stomaco in questa giostra di emozioni masturbatorie tutte mie, dove io non ti appartengo più, dove io non posso più entrare. Tu mi hai fatto conoscere un mondo colorato, ma ora non posso più farne parte, ma la cosa buffa è che ti do pure ragione, perché siamo su sponde diverse in questo mare, e la sabbia è come sabbia mobile, di questo incedere quotidiano, e mi sta risucchiando, perché non ci sei più tu a tenermi a galla perché non avrò più pelle da sognare perchè non avrò più giochi da programmare perchè non avrò più te.
Se solo riuscissi a scrivere la parola FINE a questa storia forse riuscirei a soffrire di meno, riuscirei a sorridere al futuro, forse.
Fine
Vaffanculo.
È che io ho voglia di giocare.
Giochiamo a “facciamo finta che”
No, dai una caccia al tesoro, ti lascio indizi e tu mi cerchi.
Meglio ancora un nascondino, no dai ho deciso una bella battaglia anale.
C6?
COLPITA ED AFFONDATA.
DAI…
Bevo troppo mi masturbo e mi vergogno.
Mi vergogno perché bevo e mi masturbo.
Per non pensarci ci bevo su.
Sono i rovescioni che mi fregano, quando faccio delle somme. Ho imparato il trucco, se la differenza è di 9, è perché ho invertito l’ordine delle cifre, ripasso velocemente la strisciata della calcolatrice e correggo, fino ad ora questa mia disattenzione mi aveva procurato solo qualche nota di richiamo dell’amministrazione per a qualche riepilogo settimanale che avevo inviato errato.
Non capisco quale logica seguo ma ci sono numeri che se mi si presentano vicini, io li inverto, e la cosa sta diventando sempre più frequente anche nel quotidiano. Non è certo per giustificarmi che racconto questo, non ho bisogno di giustificativi, mi basta una buona birra e il cielo sta su un po’ meglio. Perché quando mi ha chiesto la scala, non aveva ancora terminato la frase che mi sono bagnata, è volgare, volgarissimo dirlo, ma ho avuto la percezione del cotone bagnato del perizoma a contatto con la pelle più sensibile appena depilata. Strano perché da un po’ il mio corpo ha bisogno di essere guidato anche per scoreggiare. Sono affamata di nuovi stimoli. Cerco quella mia bestialità, e questa idea della scala mi ha spiazzato. Perché di solito sono le aspettative a me che mi fregano. Quando ho letto l’inserzione di un incontro al buio a domicilio su internet, mi ero preparata alla solita squallida presentazione del belloccio con le sopracciglia disegnate tutto muscoli che mi arriva a casa in giacca e mi si spoglia tipo california dream man. Per carità per riempire il mio vuoto con 400 euro andava più che bene, ma mi sto ricredendo, questo vale davvero di più. E lo sa pure lui il suo potere, perché mi ha chiesto dov’è la caldaia, riuscendo a celare la forte allusione, usando un tono molto professionale. Ancora incredula l’ho accompagnato in bagno, lui mi seguiva. Il mio passo di solito sicuro sui tacchi del dodici, rivelava tutta la mia emozione. Il passo incerto aumentava l’ondeggiamento della vestaglia trasparente. Quando ha sistemato la sua borsa degli attrezzi, sicuramente una copertura, sulla lavatrice ho cominciato a spogliarmi lentamente. Lui fingeva di non guardarmi, mentre trafficava con lo sportello della caldaia, lo ha fatto per una buona mezz’ora, il tempo che è servito per infilarmi tutto l’infilabile dentro, dalla chiave inglese all’impugnatura del grosso cacciavite a stella. Quando mi ha rilasciato la fattura di solo 80 euro ho notato nell’intestazione della ditta di termoidraulica, la similitudine con il numero di telefono della ditta che faceva incontri al buio.
Bevo troppo mi masturbo e mi vergogno.
Mi vergogno perché bevo e mi masturbo.
Per non pensarci ci bevo su.
Questo non è un racconto, è il solito uso del blog per uso personale masturbatorio.
Perché mi sono stufata di guardare quei filmati di 30 secondi, quelli che anche se non sai la trama vabenelostesso, per dirti ho scoperto ieri sera chi è Linda Lovelace, a parte la morte per incidente, abbiamo diverse cose in comune, mi sono guardata tutto il suo film, ora si chiama “vintage” ma a me è piaciuto, è perché tutto quel pelo appartiene alle prime volte che ho visto com’era fatta una donna che è molto diversa da un uomo, perché c’ha tutto là dentro, e se non la becchi a gambe spalancate mica capisci. Perché te non ci crederai, ma nonostante io mi proclami fallocentrica, su quelle riviste porno che rubavo a mio padre, cercavo com’era fatta una donna, per capire se io ero come loro, se la mia passera era come quelle lì, perchè a me non sembrava mica.
Allora visto che ho scoperto che esiste un panorama cinematografico immenso, e che io non conosco, i commenti sono aperti, vuoi consigliarmi un film EROTICO, perché c’ho due sere che sono da sola e andrò di birra e mani libere.
Questo non è un racconto, è il solito giallo a Ravenna con finale, una vera sborrata.
È stata l’episiotomia che ha decretato la sua fine, non è che prima fosse protagonista, ma quel taglio nel perineo durante il parto aveva definitivamente messo la parola fine al godimento per penetrazione. Ora la usava solo come figobarometro, perché le faceva male quando cambiava il tempo, e sarebbe cambiato a breve, visto le fitte. Le notti passate nascosta dentro al sacco a pelo nelle dune a Marina di Ravenna, non le avevano fatto certo bene per la sua artite, ma aveva filmato ore e ore di episodi ed era pronta a raccontare la sua teoria a Codone riguardo alle ultime autopsie che aveva effettuato nell’arco di due mesi.
In comune sulla carta avevano soltanto il fatto che si trattava di maschi in ottima salute, dai 30 ai 40 anni deceduti nel cuore della notte per infarto del miocardio.
Riguardando una ripresa ha avuto questa intuizione. La telecamera a raggi infrarossi usata durante gli appostamenti in spiaggia per eccitarsi, aveva ripreso una costellazione, ma non quelle là sul cielo, era una cosa strana, non pensava potesse essere una coincidenza. Un suo vecchio compagno di scuola uno dei più carini, aveva una serie di nei sul petto che formavano il grande carro, l’orsa Maggiore, ci avevano scherzato su molte volte, era una sua scusa per accarezzare quel petto glabro, aveva usato il pause, aveva zoomato, era pronta a giurare che fosse davvero lui, anche se era davvero tanto tempo che non lo vedeva, e la vita ci cambi, urka come ci cambia.
Per attirare Codone gli aveva inviato quella mail con le tre opzioni, il drin della posta elettronica le confermò quello che aveva previsto, era bastato inviare una foto e metterlo di fronte alla scelta, e nel giro di 10 minuti sarebbe arrivato.
Kri Stampella avrebbe riprodotto a casa sua i gemiti, e i sospiri che registrava con il suo microfono in spiaggia messo sotto le auto degli amanti clandestini e avrebbe fatto vedere come cresceva.
Lory arrivò puntuale su i suoi tacchi volgarissimi e un vestito rosso, modello Marilyn sopra il getto d’aria, Codone avrebbe ululato alla luna.
Andò in bagno a prendere il collant da 30 denari e lo diede a Lory.
Lo zirconio è un metallo bianco lucente, incredibilmente resistente. Lo zirconio è principalmente impiegato nella realizzazione di impianti nucleari come assorbitore di neutroni.
Il dentista di Lory aveva detto che non si usava più la ceramica, non si usava più l’oro per le capsule dentarie, ora c’era questo nuovo materiale, molto più resistente: lo zirconio.
Codone era in piedi, con le mani lungo i fianchi e le guardava inginocchiate entrambe nude, incominciò a seguire i nei sul petto dell’amica di Kri, e gli ricordarono il grande carro.
Kri aveva messo come sottofondo musicale, i sospiri degli amanti, e si era inginocchiata, accertandosi che la gamba fosse affiancata dal metro da muratore a favore di telecamera che la riprendeva. Lory prese la calza l’avvolse sul cazzo di Codone e gli sputò sopra poi con la lingua spalancata distribuì la saliva su tutta la superficie.
Kri rec